Vishing AiTM: come UNC6671 bypassa MFA e il cloud

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Il vishing non è più una semplice telefonata truffaldina: è diventato un’arma sofisticata capace di aggirare l’autenticazione a più fattori (MFA) e violare ambienti cloud aziendali in pochi minuti. Un recente report di Google Cloud, firmato Mandiant, ha acceso i riflettori su UNC6671, un gruppo di attaccanti che combina chiamate telefoniche mirate con portali AiTM (adversary-in-the-middle) per rubare sessioni di autenticazione già attive. Il risultato? Accesso diretto a Microsoft 365, Okta e altri servizi cloud, senza bisogno di indovinare password. Vediamo insieme come funziona questa minaccia e, soprattutto, come difendersi.

Cos’è il vishing con AiTM e perché cambia le regole del gioco

Il termine vishing indica il phishing effettuato tramite chiamata vocale. Quando si combina con tecniche AiTM, l’attacco fa un salto di qualità: l’operatore malevolo si spaccia per un tecnico IT, crea un clima di urgenza e convince la vittima a interagire con un portale di autenticazione fasullo.

La particolarità sta nel fatto che l’attaccante non si limita a rubare una password. Si posiziona come proxy invisibile tra la vittima e il vero provider di identità, intercettando in tempo reale token, cookie di sessione e credenziali SAML/OIDC. Questo significa che anche un MFA correttamente configurato può essere aggirato, perché l’attaccante non deve superare la verifica: la ottiene direttamente dalla vittima, in diretta.

Le fasi dell’attacco passo dopo passo

Chi rischia di più e quali sono i danni concreti

Non tutti i settori sono colpiti allo stesso modo. I dati raccolti indicano che i bersagli preferiti sono:

Il motivo è semplice: questi ambiti custodiscono informazioni con un alto valore di estorsione, come contratti, pratiche di fusione e acquisizione o dati riservati dei clienti. Gli attaccanti sfruttano queste informazioni non solo per il furto in sé, ma per campagne di estorsione vera e propria, spesso cambiando “brand” del gruppo criminale (da BlackFile a Redact, Pink, Helix) pur mantenendo la stessa infrastruttura e metodologia.

Segnali da monitorare: come riconoscere un attacco in corso

Identificare per tempo questi attacchi richiede attenzione a comportamenti anomali più che a semplici indicatori tecnici. Ecco i segnali principali da tenere sotto controllo:

Come proteggere la propria organizzazione

La buona notizia è che esistono contromisure efficaci, purché vengano applicate con priorità e costanza.

1. Passare a un’autenticazione resistente al phishing

Le chiavi hardware FIDO2/WebAuthn e le passkey attestate rappresentano oggi lo standard più sicuro. A differenza degli OTP via SMS o app, questi metodi non possono essere “rilayati” da un portale AiTM, perché legano la sessione al dispositivo fisico.

2. Rafforzare la gestione delle sessioni

Ridurre la durata delle sessioni attive e richiedere una verifica aggiuntiva (step-up MFA) per le operazioni più sensibili limita drasticamente la finestra di sfruttamento per un attaccante.

3. Verifica indipendente per le richieste IT

Ogni richiesta che riguarda modifiche critiche – come l’enrolment di un nuovo dispositivo MFA o un reset password – dovrebbe passare attraverso un canale di verifica indipendente, per esempio una chiamata a un numero IT certificato o una videochiamata autenticata.

4. Potenziare telemetria e monitoraggio

Mantenere attivi e conservare a lungo i log di accesso di Azure AD, Okta e Office 365 permette di ricostruire rapidamente un eventuale incidente. È utile impostare alert automatici per:

5. Prepararsi alla risposta rapida

Un piano di incident response ben definito fa la differenza. Le azioni chiave includono la revoca immediata di sessioni e token, il reset degli strumenti di autenticazione e la revisione di tutte le regole email e deleghe attive sull’account compromesso.

Conclusione

Gli attacchi di vishing con AiTM dimostrano che la sicurezza informatica non può più basarsi solo su password complesse e MFA tradizionale. Il vero punto debole, in questi casi, è l’elemento umano: una telefonata ben orchestrata può bastare per aprire le porte a un’intera infrastruttura cloud aziendale. Per questo la difesa efficace deve unire tecnologia e processi: autenticazione phishing-resistant, monitoraggio comportamentale e procedure di verifica indipendenti per ogni richiesta sensibile. Investire oggi in queste contromisure significa evitare domani danni economici e reputazionali difficili da recuperare.

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